Il pavimento come pezzo di storia da cui partire

Graniglia, seminato alla veneziana, parquet d'epoca: i pavimenti storici torinesi raccontano

tanto della storia. Perché conservarli, e quando invece lasciarli andare.

C'è un momento, in quasi ogni sopralluogo in un appartamento d'epoca a Torino, in cui il

cliente ci chiede la stessa cosa: "il pavimento lo teniamo o lo rifacciamo?". È quasi sempre

la domanda sbagliata, posta troppo presto, prima ancora di aver capito cosa c'è davvero

sotto i piedi.

Nei palazzi liberty del Quadrilatero, di San Salvario, della Crocetta, il pavimento è spesso

l'unico elemento originale rimasto in una casa che ha cambiato tutto il resto.

Graniglia, seminato, mosaico: non sono la stessa cosa.

Si tende a chiamare tutto "graniglia", ma a Torino convivono almeno tre tecniche diverse: la

graniglia alla veneziana, a rosone, tipica degli ingressi di inizio Novecento; il mosaico a

tessere, più raro e prezioso; le cementine decorate, arrivate tra gli anni '20 e '30, oggi le più

cercate anche fuori Torino. Sapere quale delle tre si ha in casa cambia cosa si può fare in

restauro, e quanto costa farlo.

Perché a volte conviene lasciarlo imperfetto.

Il primo istinto, davanti a un pavimento originale ritrovato sotto una moquette, è farlo tornare

"come nuovo": levigatura profonda, lucidatura a specchio. Le crepe sottili, le zone

consumate vicino alla porta, le piccole differenze di tono: sono la prova che quel pavimento

è vero. Le trattiamo come materia da conservare, non da correggere, sostituendo solo ciò

che è davvero irrecuperabile, mai l'intera superficie.

Perché iniziamo sempre da qui

Quando prendiamo in carico un progetto, la prima cosa che guardiamo non è mai il colore

delle pareti o gli arredi, ma cosa lo spazio porta già con sé: il pavimento, i soffitti. Quando il

pavimento è originale, è spesso la testimonianza più diretta di quella storia, ed è da lì che

partiamo: costruiamo l'ambiente intorno alla storia che troviamo, invece di sovrapporne una

nuova che la cancella.

E quando invece va lasciato andare

Non tutto ciò che è vecchio merita di restare. Capita di trovare pavimenti strutturalmente

compromessi, dove il restauro costerebbe più che rifare tutto. E capita che un pavimento

"storico" sia in realtà un rifacimento degli anni '60 senza alcun valore da conservare. In

questi casi la scelta più onesta è un materiale nuovo coerente con lo spirito

dell'appartamento, senza simulare un'epoca che quella casa non ha mai vissuto.

Oltre Torino, lo stesso principio vale ovunque si lavori su un immobile con una storia da

rispettare. A Milano è più frequente il parquet a spina di pesce nascosto sotto vernice scura,

da recuperare più che sostituire. In Liguria e Toscana, dove prevale il cotto fatto a mano, va

protetto e nutrito nel tempo, mai sigillato. Cambiano i materiali, resta lo stesso criterio: capire

prima cosa si ha davvero, e decidere dopo.

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